Sottsass: Postmoderno?

Con il termine postmoderno si indica un movimento ideologico-culturale che ebbe origine negli Stati Uniti durante gli anni ’60, ma che ma che si sviluppò soprattutto negli anni ’80.

Molto spesso accade che in seguito ad eventi che tendono a sconvolgere un equilibrio costituito e consolidato si vengono a creare correnti di pensiero molto differenti, spesso opposte: modernismo e postmodernismo ne sono un esempio. L’evento scatenante di questi  due atteggiamenti ideologici è la nascita dell’industria.

Se il modernismo proclamava l’alienazione dell’uomo ad opera della macchina e trovava nell’arte l’unica alternativa alla vita reale (tanto che in questo periodo abbiamo avuto una grande fioritura di vita artistica portata avanti dalle così dette avanguardie) il postmodernismo supera questa concezione di perenne inquietudine per trovare pace nell’accettazione della situazione reale. Il contesto cambia anche grazie al fatto che, nei paesi industrializzati, non esiste più una netta differenza tra classi povere e ricche, tra operai e industriali, ma si è venuta a creare un classe borghese molto vasta che elabora e impone dei precisi modelli di vita basati perlopiù sul consumismo.

Nell’arte questi pensieri si traducono nella ripresa di materiali e immagini popolari che vengono spesso dal mondo della pubblicità(Andy Warhol), nell’uso ironico di motivi e clichè della tradizione colta( ad esempio nel caso dell’architettura di Las Vegas) e infine nell’ostentazione divertita della natura mercificata dell’arte nella società dei consumi.

 Nel 1981 Ettore Sottsass fondò il gruppo Memphis il quale fu da sempre etichettato come divulgatore del postmodernismo in Italia.

In realtà l’intento del grande architetto italiano era quello di sganciare, in qualche modo, il design dall’industria, o meglio di renderlo una forma d’arte autonoma, che non venga necessariamente subordinata ad un presupposto produttivo.

Sottsass, inoltre, voleva conferire al design una componente antropologica, sperava che esso servisse alla società per scappare da una realtà che dominata e determinata da centri di produzione e da questi educata e progettata.

Può sembrare che la libreria Carlton (come del resto quasi tutti gli oggetti firmati Memphis) del 1981 abbia non pochi elementi di pop art, e in un certo qual modo la cosa non è da escludere completamente: i colori brillanti e decisi, la forma a “totem”, il grande basamento e l’uso del laminato plastico accostato ad elementi molto più preziosi (come ad esempio la radica) farebbe proprio pensare ad un’ispirazione pop/postmoderna, ma se la si guarda da un altro punto di vista essa rappresenta l’allegria, rappresenta il gioco di un bambino che si diverte a comporre un nuovo oggetto e che pensa che i libri cadono di continuo, quindi è inutile costringerli in assetto verticale.

Come sostiene Barbara Radice: “Memphis non ha una precisa filosofia progettuale. Il progetto è il rapporto con una serie di problemi e la loro interrelazione, ed è un rapporto non sistematizzabile perché obbedisce alla logica dell’occasione. Memphis è anti-ideologica nel senso che non ha mai cercato soluzioni o certezze ma possibilità. Ha sempre cercato di provocare occasioni, nuove visioni e consapevolezze.”

Ancora oggi il memphismo viene considerato come una vera e propria corrente che si basa su un design “carico di spessore semantico, un design sensoriale attento al consumo fisico dello spazio, un design metaforico espressivo di contenuti culturali.”

Con la nuova iconografia, laminati plastici, decori, colore, accostamenti di materiali diversi ed eterogenei sono entrati a far parte del linguaggio progettuale. È comunque molto importante ribadire come “Memphis si distacca con decisione dal filone Postmodernista che è storicista e tendenzialmente restauratore perché cita all’indietro dalla cultura architettonica classica o vernacolare. Lo sforzo e l’interesse di Memphis sono sempre stati concentrati sul presente nel tentativo (il primo dopo il Bauhaus) di spostare in avanti la modernità.” 

Nel 1988 Sottsass soprattutto per le incomprensioni della critica verso le sue opere lasciò il gruppo: “Le copie, a me, fanno piacere perché mi distruggono e mi costringono a rinascere in qualche maniera. Me ne vado dalla Memphis perché sono stato schematizzato, mangiato dalle copie.”

Tutt’ora a Milano esiste una galleria d’arte che espone le composizioni del “nuovo” gruppo Memphis chiamato “Post Design”: nel 1997, Alberto Bianchi Albrici acquisì la società e ritenette giusto cambiarne il nome.