UNIRSM Design — Al riparo dalla tempesta. Design for Migration — Laboratorio di design del prodotto 3 — 2017

“Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo.” Socrate

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
Il laboratorio di design del prodotto del terzo anno si è concentrato sulla ricerca di soluzioni di progetto che possano essere di supporto alle diverse situazioni che profughi e rifugiati si trovano a dover affrontare nelle varie tappe del loro faticoso percorso verso una vita più sicura e dignitosa: il viaggio, la permanenza nei centri di accoglienza e il nuovo inizio una volta ottenuto il permesso di soggiorno.

I sette progetti nati sono frutto di un’approfondita ricerca sul campo fatta di interviste e sopralluoghi organizzati grazie all’aiuto degli operatori e degli ospiti del centro Caritas di Rimini. Attraverso questo percorso si è voluto mostrare come il designer, prima di arrivare alle soluzioni, deve essere in grado di identificare correttamente i problemi e porsi le giuste domande cercando di percorrere strade possibilmente non convenzionali.

GRAB.ME
Enrico Carli, Margherita Cucchi, Filippo Onofri

Gli studenti che hanno sviluppato questo progetto hanno tratto ispirazione dai drammi che si consumano quotidianamente nei nostri mari.
I naufragi dei migranti sono all’ordine del giorno, vengono trovati sfiniti aggrappati a quel che rimane ancora a galla di un vecchio gommone affondato con tutto il suo carico umano. Partono dalle spiagge libiche su vecchi gommoni, gli scafisti abbandonano l’imbarcazione dopo poche miglia, lasciando i migranti con una quantità insufficiente di benzina, per questo motivo il gommone rimarrà in balia delle onde a distanza di pochi minuti e, data la scarsa qualità dei materiali e la mancanza di manutenzione del mezzo, nell’80% dei casi questo inizierà ad affondare mandando tutti i passeggeri nel panico. Grab.me è un sistema di salvataggio collettivo, da mettere a disposizione dei soccorritori e da fissare sui gommoni che assistono il naufragio in attesa dell’imbarcazione che dovrà recuperare tutti i naufraghi dispersi in mare.
Il sistema è composto da 24 salvagenti arrotolati in una bobina che, una volta raggiunto il luogo del naufragio, viene srotolato e permette ai dispersi in mare di aggrapparsi in attesa dei soccorsi, in questo modo si riduce la fatica di rimanere a galla e il gommone può direzionare grandi masse di persone verso le coste.
Per ogni gommone dei soccorritori sono state ipotizzate due bobine, quindi 48 salvagenti. Una volta recuperate tutte le persone il dispositivo deve essere ri-arrotolato e sarà così già pronto per un nuovo utilizzo.

CONDIVIDIMI
Federico Giustozzi, Luca Nanni, Gloria Rosa

Questo progetto indaga la possibilità di creare uno strumento in grado di connettere i migranti e la gente locale con assoluta sincerità e franchezza.
Gli studenti hanno intervistato i ragazzi del centro della Caritas di Rimini riscontrando un grosso problema comunicativo: il linguaggio da adottare. Molti migranti, infatti, si sono serviti di carta e penna per disegnare o scrivere cose inerenti al loro viaggio o avventura. Questo comunicare tramite la carta e l’inchiostro, oltre ad agevolare la comprensione, ha lasciato un oggetto fisico a testimonianza di quel racconto.

  

KALA
Anna Savarese, Roberto di Nardo, Marika Miano

Il concetto fondamentale di questo progetto è quello d’istruire gli utenti in vari campi di apprendimento. Kala è un gioco da tavola educativo che riprende le regole del Mancala, gioco tradizionale africano, e può essere declinato per affrontare alcune difficoltà d’apprendimento come, per esempio,  imparare a fare la raccolta differenziata o la comprensione dei comportamenti corretti e scorretti dei consumi casalinghi.
 Kala è un tavoliere in bambù con inserite delle ciotole in terracotta disposte in due file da sei. Dello stesso materiale all’estremità fanno da sostegno due strutture parallelepipede con sei cavità dove i giocatori potranno riporre le pedine vinte. Queste raffigurano dei pittogrammi di oggetti d’uso quotidiano, realizzate attraverso la tecnica d’incisione a taglio laser.

  

COMPLEX ACTIVE
Andrea Smacchia, Abramo Mauri, Federica Pantani, Andrea Tasini

L’obiettivo di questo progetto è quello di abbattere le barriere sociali, ovvero quelle barriere che portano alla discriminazione e all’esclusione. I ragazzi hanno verificato che i pozzi d’acqua, oltre ad offrire un bene primario, sono anche un luogo dove le persone si radunano e si aggregano per poter scambiare qualche parola e instaurare nuove amicizie. Così, sulla base di questa intuizione, hanno voluto ricreare delle zone che potessero fare da legante cercando di capire quali fossero gli elementi di unione tra le varie culture. Sono stati ipotizzati 4 differenti moduli tali da poter essere accostati in diverse posizioni.Complex Active è stato concepito come un insieme di diversi elementi: per l’attività fisica (in particolare la disciplina del calisthenics), un totem per il rilascio del Wi-Fi e postazioni per il parcheggio di biciclette. In questo modo viene data la possibilità alle persone di sostare e soffermarsi ad interloquire con altri. Al suo interno è stato anche predisposto lo spazio per un cassonetto Caritas agevolando così l’interazione tra profughi e persone autoctone. L’architettura è stata sviluppata con materiali duraturi nel tempo ed ecosostenibili.

KEKE KIT
Edoardo Lauri, Grazia Cannarsa, Paolo Figlia

Gli studenti che hanno sviluppato questo progetto hanno notato come in Italia i richiedenti asilo siano molto limitati per quanto riguarda la mobilità e i loro spostamenti all’interno delle città. Nei centri Caritas vengono muniti di biciclette e di un abbonamento alla rete urbana di Autobus ma chi vive fuori dal centro di Rimini è vincolato agli orari e alle tratte poco frequenti. In questo scenario la bicicletta gioca un ruolo fondamentale perché diventa il mezzo di trasporto principale che, oltre ad agevolare gli spostamenti, contribuisce all’integrazione di queste persone all’interno della società. Il progetto nasce dalla fusione di più idee: realizzare una sere di gadget da bicicletta, per rendere più pratici gli spostamenti e il voler riutilizzare materiale di scarto proveniente da biciclette, che sempre più spesso, vengono abbandonate all’interno del territorio urbano. Il progetto è composto da più parti, l’elemento principale è il tubolare, che funge da punto di aggancio per la torcia e involucro per un meccanismo di ricarica di una powerbank, alimentata da una dinamo a mozzo. Ad esso è collegato un porta pacchi, punto di appoggio per le borse a sacca realizzate con camere d’aria di biciclette non più utilizzabili. Per voler personalizzare la bici e renderla ben riconoscibile, è stato realizzato uno studio ed una rielaborazione di pattern e motivi tradizionali africani. Per l’applicazione di queste decorazioni sul tubolare è stato progettato un rullo, che segue la forma circolare del tubo, in modo da facilitare la stesura del colore sulla superficie. Grazie all’apertura di laboratori e officine per la produzione all’interno dei centri Caritas, gli ospiti potranno realizzare tutti gli elementi del progetto in modo autonomo e a basso costo contribuendo così anche all’apprendimento di competenze spendibili nel mondo del lavoro.

 

HUT
Alex Ciccarese, Silvia Battisti, Gabriele Mariani

Hut è uno smorzatore di disturbo, ovvero una struttura insonorizzante e schermante utile nell’ambito della convivenza, utilizzato e adattabile nei vari spazi della casa e struttura, come letti (singoli e\o a castello), divani, spazi comuni ecc.
La sua funzione è quella di creare una sorta di piccolo spazio personale all’interno del quale poter svolgere azioni che potrebbero essere di disturbo alle persone attorno, e allo stesso tempo crea un piccolo abitacolo all’interno del quale ci si possa sentire a proprio agio evitando i disturbi esterni, i quali per esempio possono essere persone al telefono, rumori, luci accese ecc.

BYE BYE BIKE

Gino Nicolas Fogante, Sara Poggiaspalla, Giacomo Roberti

Bye Bye Bike sarà un lavoro per i ragazzi migranti, uno stimolo, per costruirsi il futuro che desiderano. Con Bye Bye Bike i ragazzi infatti offriranno per chi voglia, nel territorio di Rimini, un servizio taxi durante la stagione estiva, mentre nella stagione invernale avranno la possibilità di fare altre attività, come la spesa porta a porta, la consegna giornali o fiori a domicilio. Tutto ciò permetterà ai giovani di orientarsi pian piano nel territorio di Rimini e socializzare con le persone del posto e i turisti.
Sarà di conseguenza una grandiosa opportunità di arricchimento personale e conoscenza per entrambi.